l o v e l y ♥ m i l a n o

hidden treasures & short trips around the city

Pranzo da Aromando Bistrot

Da milanese, mi è capitato praticamente sempre* di sentimi dire che Milano è fredda, poco accogliente, provinciale, brutta, sporca e cattiva. Chi la abita, pare sia un manipolo di maleducati vestiti Prada capaci solo di comprarsi il macchinone e vantarsene mentre vanno in vacanza in giro per il resto dell’Italia, ammorbandolo. Trascuriamo il fatto che queste persone stessero parlando con una milanese che avrebbe anche potuto prendersela, oltre che mandarli a quel paese, ma a questa orrida creatura che veniva dalla nebbiosa città, sembrava già una vendetta sapere che quelle meravigliose persone che provengono da paradisi lontani da Milano, fossero costrette a viverci vuoi per lavoro, vuoi per amore, controvoglia e senza fare nessunissimo sforzo per cercare di integrarsi in un posto nuovo che, bene o male, gli stava dando una chance. A questi, Milano risponde a sua volta, da principio, con un calcio nel didietro, cercando di renderne impossibile la permanenza, e in seguito – con più eleganza -, facendo nascere quei posti che cercano di accoglierti come farebbe un vecchio amico o un parente affezionato.

Starà anche diventando una moda quella di arredare il proprio locale, negozio o ristorante, come la casa della vecchia zia, ma viene immediatamente beccato chi lo fa per immagine, rispetto a chi cerca di trasmettere l’orgoglio di aver aperto uno spazio proprio, a cui tiene moltissimo e che cerca di rispecchiare il proprietario, la sua idea di ospitalità e chi lo frequenta. Di solito, chi bada alla sostanza non ha un locale perfetto, ma ti riempie di sorrisi, è cortese e professionale, senza sconfinare in invadenti pacche sulla spalla, roba che ancora un po’ finiamo che mi arriva un coppìno, così, in simpatia..

Da Aromando Bistrot, ho trovato un ambiente casalingo di vecchie màdie, fòrmica come se piovesse, centrotavola semplici in frutta, posate di famiglia, tovaglie in tessuto ricamato, un salottino con mobile-radio, divani in velluto, e qualche tocco che ci riporta al 2012, come le bellissime maxi lampade al soffitto o quelle leggere e senza fronzoli sopra il bancone all’ingresso o, ancora, l’angolino nel soggiorno, che deve essere il regno della bambina dei proprietari, pieno di giochi e di seggioline minuscole. Con grande piacere ho notato che sono sopravvissuti alcuni particolari della storica Pasticceria Molina, che ha occupato i locali fino al 2007. Ed ecco il quadro in fondo alla sala principale, con il simbolo milanese per eccellenza, il panettone, il mosaico verde penicillina avvolto all’angolo smussato del muro, la scala che sale verso la sala più nascosta e che scende, se non mi sbaglio, verso il laboratorio con il forno.

Chi lo gestisce è una coppia, Savio Bina e Cristina Aromando, che ha dato il cognome al bistrot e che ha curato un menù tradizionale italiano, tipico soprattutto la domenica, con la vera cucina di casa. Mentre ordinavamo, ci hanno portato delle bucce di patata fritte, saporite e croccantine, che tanto mi hanno ricordato quelle di melanzana che mangiavo da piccola in estate in montagna, e che adoravo. Dalla carta ho scelto i testaroli ai funghi porcini, buonissimi, con un unico difetto: erano pochi.. Gli amici hanno preso entrambi i tajarin al ragout di casa, dall’aspetto invitante, che sono stati spazzolati con insolita voracità. Per dolce, crème brulée e tiramisù con caffè caldo versato al momento. Signori, scenografico!

Io ci torno. Per l’atmosfera del locale, per la gentilezza del personale e per la cucina, che va provata e riprovata..

*mai dire al vero milanese che la sua città è un cesso. Non incasserà bene la critica, non importa quante volte l’ha sentita e quante volte lo ha pensato lui stesso. Per principio negherà tutto e, al termine di ogni frase, emetterà un flebile ringhio. Basta così, gli esami di coscienza li si fa da soli o con chi ti vuole bene, non con uno sconosciuto privo di tatto o di quel tanto di educazione che gli avrebbe dovuto far mordere la lingua. Grrrr..

 

It’s might becoming a trend to furnish a shop or a restaurant in a granny’s style, but it’s easy to find out who does it just for the look and not for the pride to finally have a space of his own, a dear one that reflects the idea of hospitality. Usually, who minds the essence, doesn’t have a perfect place but he fills you with smiles, he’s polite and professional, not too pushy or formal.

At Aromando‘s I’ve found a homey atmosphere made of old cupboards, a lot of formica, fruit centerpieces, family cutlery, embroidered tablecloths, a small living room with an old radio, velvet sofas and a few contemporary touches that bring us back in 2012, as the beautiful gigantic lamps on the ceiling, or the owner’s child’s toys. With great pleasure I’ve noticed that some details of the “historical” Molina pastry shop, which remained here until 2007, are still in good condition: the big painting with the milanese symbol par excellence, the panettone, the pale green mosaic on the curved wall, the stairs going up to the most hidden dining room, and down to the old pastry laboratory, still with the old oven.

The bistro is run by a couple, Savio Bina and Cristina Aromando, who gave the name to this place and took care of the traditional italian menu, typical especially on sunday, with the true home cooking. While we were ordering, we started eating potato skin chips, tasty and crunchy, that remanded me of the obergine skins I used to eat when I was little, and that I loved. So, from the menu I’ve chosen the testaroli with porcini mushrooms, goooood, I would have eaten much more.. My friends took the tajarin with home made ragù, inviting and eaten quickly. For dessert we had crème brulée and a tiramisù with hot espresso poured on the cream, right in front of us.

I’ll go back to this lovely bistro, for its atmosphere, the kindness of the staff and, of course, for the food, that I need to try again.. and again..

Aromando Bistrot
via Pietro Moscati 13 ang. via Canonica (zona Paolo Sarpi)
Tel: +39 02 36 744 172
Aperto dalle 12 alle 15 e dalle 19:30 alle 24; chiuso lunedì e al pranzo martedì
Pagina Facebook
Come arrivare: autobus 43, 37, 57 e tram 1, 14, 19, bike sharing a 50 m via Albertini/Sarpi
 

2 commenti su “Pranzo da Aromando Bistrot

  1. Geneviève à Paris
    7 novembre 2012

    Mmm… permalosi questi milanesi Prada – dipendenti!😉 Comunque… secondo me da Prada di milanesi doc ne trovi ben pochi… non è certo così che si dimostra il proprio charme, la propria ‘milanesità’ (forse un po’ snob?).
    Io non ho mai avuto pregiudizi nei confronti di Milano, anzi mi è sempre piaciuto il brivido di andare, per un giorno, nella grande e fascinosa grande città. E, alla fine, anche i milanesi non si sono dimostrati malaccio… tutt’altro!😉
    E per finire: da stra-consigliare Aromando Bistrot!

  2. lovelymilano
    7 novembre 2012

    io Prada dipendente? Al massimo Freitag e MHWay per le borse, Converse per le scarpe e Cos per i vestiti..😉 Ma cmq, non inerpichiamoci in altre critiche alle critiche. Tu mi pare venga a Milano da un bel po’ di anni, prima tutti i giorni, ora solo il sabato.. ma quale brivido??😀
    Dai, ci vedremo da Aromando, la prossima volta provo il pollo coi funghi!

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